FORTI SOSPETTI SUL "FIDANZATO" INDIANO. GLI INVESTIGATORI LO HANNO FERMATO E PROBABILMENTE IL FERMO SI TRAMUTERA' IN ARRESTO

Gli articoli del 9, 10, 11 e 13 ottobre

 

Bovalino 8 ottobre 2008

E’ stata una giornata infernale per gli investigatori del Commissariato della Polizia di Stato di Bovalino coordinati dal Dirigente capo Luciano Rindone il quale in sinergia con i colleghi di Siderno e della Questura di Reggio Calabria  hanno passato a setaccio gli ambienti dove la moldava  Olesea Ciobanu Sergiu, residente nel comune di Sant’Ilario dell’Jonio, badante notturna a Bovalino,  aveva rapporti di amicizia e di frequentazione.
La modalità dell’efferato omicidio, non certamente riconducibili  a “pratiche”, comunque efferate, di gente del sud,  quando si tratta di regolamento di conti, ha fatto sì che le indagini prendessero una direzione precisa, comunque difficile, ma pur sempre percorribile per i segugi delle Forze dell’ordine che operano su questo territorio con costante abnegazione e grande professionalità, per questo caso coordinate dal sostituto procuratore Federica Raimonidi. La poveretta, sgozzata con due colpi di coltello affilato, quasi un “rito” quando si tratta di uccidere un capretto o un agnello,  dopo essere stata disumanamente percossa e offesa ripetutamente con calci e  pugni e con colpi di bastone, frequentava ambienti particolari e con ogni probabilità usava anche droga.

Pinuccio Capogreco, il giovane dell’impresa funebre che ha avuto l’incarico di comporre il corpo in una bara per portarlo all’obitorio di Locri (in mattinata si conoscerà l’esito), ci racconta dello stato in cui era il cadavere: “Una cosa allucinante, ci dice Pinuccio,ne ho visto di cadaveri, ma questo della giovane moldava mi ha shoccato, la notte non ho dormito pensando alle sofferenze che ha dovuto patire ed ai momenti di paura quando si è resa conto che per lei era arrivata la fine. Aveva un ematoma grande sulla guancia destra, ed altri due sulle cosce, certamente procurati da colpi di bastone o da un pezzo di legno. Aveva una ferita al collo e due ferite profonde alla gola. Uno spettacolo agghiacciante. Anche i polpacci e le braccia avevano segni di percosse ricevute”.

E’ stato un delitto di una barbarie unica, una violenza bestiale che si è abbattuta su di un essere umano disperato che evidentemente ha trovato sulla sua strada compagnie sanguinarie con l’unico di far danaro in sfregio della persona umana. Alessia, questo era il nome con cui era conosciuta, è stata uccisa nella nottata tra il sei e il sette ottobre, verosimilmente verso le due, quando sul lungomare di Bovalino si poteva ascoltare soltanto la voce della risacca delle onde del mare. Chi era con lei? Di certo una persona di cui si fidava. Si era allontanata dalla casa del suo assistito: un vecchio signore che non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione, con difficoltà di deambulazione, per pochi minuti. Come era probabilmente era solito fare.  E’ uscita con qualcuno. Con chi? Con il compagno con il quale aveva rapporti amicali? Era davvero il suo fidanzato? E questi era solo o vi erano altri amici? L’ipotesi più certa è che questo amico di nazionalità indiana si sia dato appuntamento e con il quale si è appartata per alcuni minuti. L’indiano fermato dopo un’ora dalla scoperta del cadavere, è stato rilasciato e nella mattinata di ieri nuovamente bloccato e portato in commissariato per un interrogatorio più approfondito. E’ su questo cittadino indiano con regolare permesso di soggiorno,  trentenne , che si sono concentrate le indagini coordinate dal sostituto procuratore Federica Fortunati.  Interrogatori e confronti hanno caratterizzato tutta la giornata di ieri ma da quanto ci è dato sapere stanno per avviarsi a conclusione. Naturalmente gli inquirenti mantengono il massimo riserbo per poter sistemare tutti i tasselli di questo orrendo crimine al posto giusto. Il commissario capo Luciano Rindone ed i suoi più stretti collaboratori, sono sulla strada giusta e, a meno di novità dell’ultima ora, in giornata si dovrebbero conoscere i retroscena della misteriosa vicenda. Olesea (Alessia), la bella ragazza con la carta d’identità rilasciata in Romania, dove viveva con la sua famiglia,  aveva quasi con certezza una doppia vita. Badante, probabilmente come copertura e “accompagnatrice” di giorno. Chi stava con lei ne era a conoscenza e verosimilmente la controllava. Il dubbio che dovrà essere sciolto è proprio questo e cioè se si tratta di delitto passionale o di racket di droga o di prostituzione. Gli investigatori, come abbiamo detto, stanno vagliando le posizioni di una decina di sospetti sui quali pesano indizi pesanti, ma l’indiziato numero uno resta l”amico” indiano, residente ad Ardore.

Domenico Agostini