CHI SONO I COMPLICI DELL'INDIANO CHE HA SGOZZATO LA MOLDAVA? AD UNA SVOLTA LE INDAGINI di Domenico Agostini
Gli articoli del 9, 10, 11 ottobre
Bovalino 13 ottobre 2008
Jaswinder Singh, di 26 anni, indiano irregolare, domiciliato a Marina d’Ardore è in carcere con l’imputazione di aver sgozzato la sua amica moldava Olesea Ciobanu Sergiu, trentenne, nei pressi della spiaggia di Bovalino e di averla prima colpita ripetutamente in varie parti del corpo e poi con due colpi di coltello recisa la carotide. Gli investigatori della Polizia di Stato di Bovalino guidati dal Commissario capo Luciano Rindone unitamente ai colleghi di Siderno e della scientifica di Reggio Calabria hanno fin dal mattino di giorno 7, data del ritrovamento del cadavere a duecento metri dal luogo del barbaro omicidio, hanno indirizzato le indagini su vari livelli, ben coordinati dal sostituto procuratore di Locri dott.ssa Federica, e mettere al vaglio varie ipotesi. La sera del sei ottobre, verso mezzanotte, l’indiano avrebbe chiamato “Alessia”, che si trovava nella casa di Giuseppe Mittiga, dove da qualche mese lo accudiva per le precarie condizioni di salute dell’anziano pensionato. La moldava è uscita, non pensando a quello che le sarebbe capitato. Jaswinder, era solito incontrarla anche perché quando Alessia stava ad Ardore, facevano coppia fissa. Di sicuro i due non hanno discusso in prossimità della casa a piano terra del Mittiga; l’indiano l’avrà invitata a fare due passi nel vicino lungomare per “chiarimenti”. L’aitante giovane indiano era solo? Chi l’ha portato a Bovalino dal momento che non aveva un mezzo di trasporto? A queste domande molto rilevanti sul piano investigativo, sembra che gli inquirenti abbiano dato una risposta e con ogni probabilità il cerchio si sta stringendo. Ma Alessia chi era in effetti? Come viveva? E prima di fare la badante cosa faceva? Chi erano i suoi amici e le sue amiche? Chi frequentava specialmente la sera? Anche su queste domande gli investigatori avrebbero dato risposte precise e questo fa supporre che la “storia” con il finale horror, ha una cornice ben definita. Lo avevamo scritto già nella cronaca del sette ottobre attingendo informazioni da persone che comunque l’avevano vista o avevano sentito della sua vita privata. Se quindi Jaswinder era un “grande lavoratore”, e guadagnava, dove sono finiti i suoi ipotetici risparmi? A chi dava i suoi soldi? Perché? E’ facile, a questo punto, fare supposizioni e da quanto si è saputo, tutti i detective sono sulla pista giusta e già avrebbero messo “sotto torchio” qualche sospettato. La domanda che veniva spontanea, dal momento che le tracce di sangue partivano dalla strada sterrata e non dal pietrisco del mare, era: “Chi ha portato il corpo fino alla battigia?”. Con la testa penzoloni, un uomo soltanto, anche se atleticamente ben piazzato, non poteva trascinarla se non a rischio del distacco della testa sull’arenile. Ed allora, il dubbio che vi sia stato un terzo uomo e forse un quarto non è peregrino. A giorni, sullo sviluppo delle indagini, potremmo veramente sapere i particolari dell’omicidio, ma anche i particolari della vita dei due giovani. Per gli inquirenti si è quasi al traguardo e considerata la rapidità dei risultato, c’è da sperare che questa triste storia venga assicurata al giudizio dei togati.