RAPINA ALL'AGENZIA DI VIAGGI "PAUCEZIA". INDAGINI DELLA PS
Bovalino, 19 agosto 2008
E’ accaduto tutto
con i ritmi dell’era post elettrica dove tutto scorre con velocità supersonica e
l’evento rischia di diventare subliminale per poi essere fatalmente dimenticato.
Della rapina all’agenzia di viaggi “Paucezia” perpetrata nella serata del 18
agosto, si è saputo il giorno dopo quando il nostro giornale puntualmente ha
riportato il fatto criminoso, pur con delle lacune dovute alla mancanza di
testimonianze.
Alle 8.30 del giorno dopo, Fabrizio Ruffo e la mamma Teodino, sono puntualmente
al loro posto di lavoro, come tutti i giorni. Un lavoro stressante che si
protrae per più di otto ore: telefonate, internet, prenotazioni di treni,
biglietti. Alle 8.30 Maurizio è dietro il bancone. Ha un cappellino da baseball
per coprire le ferite sulla testa causate dai ripetuti colpi ricevuti con il
calcio della pistola dal temerario giovane rapinatore, per aver reagito con
calci e pugni allorquando poco prima della chiusura dell’Agenzia, quel bandito è
entrato in Agenzia e con mossa felina si è introdotto all’interno del box per la
clientela, mettendo mani prontamente nel cassetto dove era ancora custodito
l’incasso della giornata. Fabrizio si è ribellato, senza pensare a cosa andava
incontro. Non ha resistito quando quel criminale gli ha puntato al fianco destro
la pistola. Da qui la reazione che gli poteva costare cara. Alle 20.15 del 18
agosto, nella sempre affollatissima di automezzi e di persone non c’era nessuno.
Nemmeno al bar di fronte. A “colpo” effettuato, un amico di Fabrizio che sta
transitando con la sua macchina, si accorge che un giovane sta correndo verso il
vicolo che da sulla via Morisciano. Sente le grida della signora Teodino e
capisce che è successo qualcosa. Non si ferma nemmeno, accelera e fa il giro
dell’isolato per intercettare il fuggitivo. Ma è troppo tardi. Qualcuno con
molta probabilità lo attende con una macchina o una moto dopo il vicolo. Ritorna
indietro e non può fare altro che soccorrere Fabrizio che sanguina dalla testa.
Una volante del Commissariato della P.S. di Bovalino, giunge prontamente sul
posto della rapina. Fabrizio viene adagiato su una macchina e trasportato
all’Ospedale di Locri. Sette i punti di sutura. Poi l’interrogatorio, mentre le
volanti di Polizia e Carabinieri effettuavano posti di blocco.
Il giorno dopo le pattuglie delle volanti di polizia e carabinieri, come tutti i
giorni, pattugliano il paese. Il giorno dopo ci si interroga, si chiedono
notizie, si vuol sapere. Forse per curiosità, forse per quella nuova mania del
guardare dalla serratura ed entrare nei particolari così impietosamente
strutturati dalla televisione. Perché una rapina che si sapeva non poteva
fruttare molto? Perché armarsi di pistola e rischiare di finire in galera?
Perché macchiarsi di un crimine? Si trattava di un drogato o di un disperato?
Qualunque siano le risposte, qualunque siano i dati Istat che tristemente danno
il primato della povertà a questa parte della Locride, resta la triste realtà di
un mondo giovanile che sta andando alla deriva per droga, alcool e desiderio di
vestire griffati e guidare macchine di grossa cilindrata, mentre giovani
volenterosi, onesti e laboriosi, continuano a lavorare facendo fatica a
guadagnarsi il pane quotidiano.