BOVALINO - SCIPPO. LE CONSIDERAZIONI DI ALCUNI GIOVANI

Bovalino 25 aprile 2008

La notizia sullo scippo subito dalla signora Velia Ruggia, proprietaria del Bar Velia, ubicato lungo il corso Garibaldi, ha destato interesse e molti che erano all’oscuro del fatto criminoso si sono affrettati a farle visita ed a dimostrarle solidarietà ed affetto. Così, ieri, tra una stretta di mano e l’altra, abbiamo saputo che di “scippi” sono rimaste vittime altre signore anziane, specialmente dopo la messa del vespero, prima del cambio dell’orario estivo, conclusi con grande spavento e spesso senza far ricorso a denunzie a carico di ignoti. A salutare la signora Velia anche qualche giovane: “Quanto avete scritto sul giornale è purtroppo vero. Manca il lavoro e molti giovani come me sono a spasso e senza una prospettiva certa di lavoro. Con questo, ci ha detto MP non giustifico affatto l’azione criminosa di chi ha offeso non solo la signora ma l’intera comunità. Debbo però denunciare lo stato di degrado in cui moltissimi miei coetanei, anche diplomati vivono”. Si inserisce nel discorso una ragazza, E.G.: “Frequento l’università e anche nella città in cui studio succedono di queste cose. Lo Stato dovrebbe essere più presente non militarizzando Bovalino ma dando le opportunità ai tanti giovani disoccupati di crescere in legalità e con un minimo di garanzia per poter affrontare la vita. Penso che lo scippo, specialmente nelle nostre piccole comunità, sono casi isolati ma non per questo bisogna abbassare la guardia. E’ un sintomo di malessere e di grande povertà”. Ragionamenti e considerazioni che non possiamo non considerare nella giusta dimensione perché quando un ragazzo  rischia la galera o qualcosa di più grave per pochi spiccioli, significa che la società sta molto male e bisogna correre tutti al suo capezzale per aiutarla ad uscire dallo statoi comatoso in cui si trova. Le Istituzioni debbono fare autocritica e partire con le infrastrutture importanti, iniziando dall’autostrada dello Jonio, l’unica capace di sviluppare economia e con essa la crescita sociale e culturale. Le piccole cose serviranno a tenere per altri cinquanta anni questa terra nello stato di “attesa” con interventi a pioggia e con la costruzione di nuovi musei per un nuovo tipo di turismo di facciata, facendo arricchire sempre di più chi è già ricchissimo ed impoverendo chi è già povero e chi sta per diventarlo.