SALVATA UNA TARTARUGA MARINA
Bovalino, 27 aprile 2007
E’
stato Giovanni Primerano, pescatore dilettante ad intercettare la piccola
tartaruga marina della famiglia Caretta caretta, la più comune del Mar
Mediterraneo, ed avvisare immediatamente la Capitaneria di Porto di Bovalino,
dopo averla adagiata in un capiente recipiente di plastica. L’avvistamento e
l’opportuno recupero sono avvenuti nella mattinata di domenica nel tratto di
mare del rione Sant’Elena. Sul posto si sono recati i marinai Com. 1 Cl Np
Salvatore Attanasi e Pantaleone Stratoti che dopo aver preso in consegna il
rettile, lo hanno portato negli Uffici della Delegazione di Spiaggia in attesa
dell’arrivo degli esperti del Centro Recupero di Brancaleone.
Il gesto del giovane pescatore è stato molto apprezzato dal Comandante Luciano
Piattelli trattandosi “di una specie minacciata in tutto il bacino e quasi al
limite dell’estinzione. Alla nascita ci ha spiegato con molta competenza
Piattelli, è lunga circa 5 cm. mentre la lunghezza di un esemplare adulto è di
80-140 cm, con un peso variabile tra i 100 e i 160 chilogrammi. Ha la testa
grande con il rostro molto incurvato, gli arti sviluppati, in modo particolare
gli anteriori. Ha un carapace di colore rosso
marrone,
striato di scuro nei giovani esemplari e un piastrone giallastro. A forma di
cuore, spesso con lunghe macchie arancione con un becco corneo molto robusto”.
Alla notizia la Delegazione è stata “assediata” da bambini che hanno voluto
toccare la tartarughina e farsi fotografare accanto ad essa. L’arrivo del Dott.
Domenico Morabito Dirigente del Centro Recupero di Brancaleone, ha intanto
messo fine alle fastidiose punture che la tartaruga era costretta a riceversi da
due granchi si erano allocate tra le placche cornee. E’ bastato che si riempisse
di acqua normale la bacinella perché i due granchi allentassero la presa. Con
una penna a biro, poi, l’esperto dottore, ha tolto i granchi che si comportavano
come zecche, facendo soffrire moltissimo il rettile marino. Ad operazione
conclusa, la tartaruga è stata trasferita al Centro di Brancaleone dove verrà
curata, prima di essere messa in libertà.. “Credo che ufficializzeremo la
richiesta di adottare noi della delegazione di Bovalino, unitamente ai ragazzi
della Scuola elementare e media, la tartarughina”. Appena guarita organizzeremo
una cerimonia, proprio sullo scivolo dopo aver applicato un elemento distintivo
che ci consentirà nel tempo, qualora venisse ripescato di stabilire il percorso
effettuato. Questa specie, come tutti i rettili, ha sangue freddo e quindi
predilige le acque temperate. La
cosa che è molto importante, ci ha detto il
dottore Morabito è che nel tratto tra Brancaleone e Capo Bruzzano, questa specie
deposita le uova. Infatti in estate maschi e femmine si danno convegno nelle
zone di riproduzione, al largo delle spiagge dove le prime sono probabilmente
nate. Hanno infatti una eccezionale capacità di ritrovare la spiaggia di
origine, dopo migrazioni in cui percorrono anche migliaia di chilometri. Giunte,
con una certa fatica, sulla spiaggia vi depongono fino a 200 uova, grandi come
palline da ping pong, disponendole in buche profonde, scavate con le zampe
anteriori. Quindi le ricoprono con cura, per garantire una temperatura di
incubazione costante e per nascondere la loro presenza ai predatori. Completata
l'operazione fanno ritorno al mare. È un rito che si può ripetere più volte
nella stessa stagione, ad intervalli di 10-20 giorni” “E’ un fatto incredibile
ed importante e dobbiamo fare di tutto per rispettare questa specie che potrebbe
estinguersi in tempi brevi. Tutti i pescatori debbono saperlo e chiamare
immediatamente la Delegazione di Spiaggia in caso di avvistamento di tartarughe
in difficoltà”. L’esperto ha poi spiegato ai bambini che le tartarughe marine
respirano aria e sono dotate di polmoni e sono in grado di fare apnee
lunghissime. La maggior parte della loro vita la trascorrono in acque profonde e
tornano di tanto in tanto in superficie per respirare. Si nutrono di molluschi,
crostacei, pesci e meduse. Il motivo della morte di questa specie è che nei
loro stomaci è stato trovato di tutto: dalle buste di plastica a tappi,
portachiavi, bottoni, penne ed altri oggetti di plastica”.
Vai all'articolo del 23 maggio dopo le cure del Centro Recupero di Brancaleone