TEATRO-SCUOLA PER LA LEGALITA'
Dopo la trasmissione di Michele Santoro "Annozero", una riflessione sullo striscione "I bambini diranno: dov'era la mafia?"
 

Bovalino, 20 ottobre 2006

Non avevano striscioni scritti con lo spry o con i colori acrilici. Loro, i bambini di Cittanova, Taurianova, Polistena, Casignana, Ardore e Bovalino negli anni Settanta, Ottanta e Novanta,  lavoravano su testi “scoperti” da libri scolastici o da enciclopedie che gli insegnanti Maria Cristina Minasi, Donatella Marra, Elena Avenoso, Carla Romeo, Olga Megna ed altri ancora, oltre gli esperti che conducevano la sperimentazione didattica, mettevano a loro disposizione, assieme a grandi fogli cartonati che misuravano settanta per cento, di colore nero; il colore del lutto delle madri, dei padri, dei figli, delle vedove. Sulle frasi copiate dai libri e sui poster costruivano i collages; elenchi dei morti ammazzati dalla mafia, dall’odio, dall’indifferenza, dalla cattiveria; foto delle lenzuola che coprivano i corpi martoriati delle vittime dell’odio: mafia, terrorismo, morti caduti dalle impalcature dei cantieri privi di misure di sicurezza, bambini abbandonati accanto ai bidoni della spazzatura, vecchi senza assistenza. Quei bambini di dieci anni, così puri, così veri, così spontanei, avevano appreso la lezione giornaliera: la lezione della legalità, dei grandi valori della vita: l’amore, il rispetto degli altri. Quei bambini del 1975 che frequentavano la quinta elementare di Cittanova, oggi hanno quarantadue anni, quelli del 1980, 36 anni, quelli del 1981, 35, fino a quelli del 2003 che hanno solo tredici anni. Ho incontrato a Bovalino uno di quei bambini che è stato “attore” nel 1975 del collage: “Cose così, oggi, non succedono più, non è vero?”. Da  PM,  sposato con tre figli, professionista romano, ho ricevuto il compito di ringraziare tutti quelli impegnati nella sperimentazione didattica del teatro-scuola, per tutto quello che “mi hanno dato. Debbo a loro molta parte della mia fortuna professionale”. “Ho pensato molto a quella frase che i ragazzi di Locri hanno scritto perché quella frase l’abbiamo scritta nel 1975: “Un giorno  i bambini della nostra Calabria chiederanno: che cos’è la faida, che cos’è la mafia, cosa sono i sequestri di persona”.

Erano bambini ed i mass media, non sollecitati adeguatamente, non hanno mai amplificato il fatto altamente educativo e, del resto, l’esperienza non è stata mai copiata da altre scuole. Oggi,  quella stessa frase inventata dai bambini di Cittanova e riportata su un libretto che molti di loro conservano ancora, ha ricevuto l’applauso giusto e dovuto, sollecitato da quel  bravo e preparato conduttore che è Michele Santoro, nella trasmissione ”Anno zero”. Santoro ha avuto i brividi.  Se fosse stato presente a quella rappresentazione teatrale di quei 31 ragazzi del 1975, ”, avrebbe atteso la fine per congratularsi con ogni singolo “soldo di cacio” che aveva “recitato” con la maschera e la calzamaglia. In quel collage, il coro, scandiva i numeri: 101, 102, 103 … i morti ammazzati dalla guerra mafiosa di quell’anno, e PM ed i suoi compagni conclamavano che “L’uomo è diventato un numero, i giornali scrivono numeri, la radio parla di numeri, la televisione somma i morti e zumma sul sangue” ed ancora: “L’uomo non conta più nulla: è schiaffeggiato,  bistrattato, ferito, ingiuriato, maltrattato”. Tutto questo perché: “i grandi valori sono annullati, la vita, valore assoluto, viene calpestata. il mondo guarda solo al presente un presente di beni materiali, di beni effimeri, un mondo che cresce sulle disgrazie altrui, destinato a sgretolarsi come castello di sabbia. Per questo diciamo: basta!”.

E’ sempre PM che parla, ma potrebbe essere, tanto per citare qualche nome  Carlo Romeo di Bovalino, oggi avvocato, Stefania Borrello, Giuseppina Chirchiglia, Francesco Garreffa, Alessandro Montaleone, Francesco Giordano del corso dell’insegnante Maria Nicoletta Pipicella nel 1987 oppure i bambini del 2003 del corso dei docenti Palma Pennini, Bruno Scuruchi, Assunta Luppino e Domenico Lapa.  “La Locride può farcela. La Calabria può farcela, deve farcela. E’ lo Stato che deve dare una grossa mano e sostenere  ogni potenzialità intelligente e positiva. L’esteriorità con i bla… bla… affossa le intelligenze e favorisce l’individualismo e la secolarizzazione”. E’ il messaggio forte di PM è il messaggio forte della stragrande maggioranza dei calabresi che attende ancora che lo Stato sia presente ed accanto ai cittadini”.
Domenico Agostini