ANCORA FURTI A BOVALINO.
Preso di mira lo studio ottico Zappia. Scarso il bottino. Ma..... che
tristezza per Bovalino!
Bovalino, 16 aprile 2007
Ancora furti, ancora vetrine antiproiettili scassate con mazze di ferro. Un vero bollettino di guerra che si sta ripetendo, impaurendo la popolazione. Dopo la via XXIV Maggio e il lungomare di Bovalino, ieri notte i soliti delinquenti si sono spostati sul Corso Umberto, già lugubre per la scarsa illuminazione e deserta fin dalle ore 21. Su questa importante e storica arterie dove negli anni Sessanta si passeggiava per ammirare le vetrine sempre ben addobbate oggi non passeggia più nessuno. Si preferisce spostarsi a Siderno, Locri, Marina di Gioiosa, Roccella. Si fugge da Bovalino perché non c’è niente e si ha paura. Solo pochi commercianti coraggiosi credono ancora che ci possa essere un vero rilancio sociale, culturale e commerciale e lasciano le vetrine illuminate anche di notte: un segno di vita, di speranza, di forza morale, un messaggio forte all’Amministrazione Comunale, alle forze istituzionali ed al Governo regionale e Centrale. Ieri notte, quasi con certezza dopo le due, i soliti ignoti, hanno preso di mira la vetrinetta dell’attrezzatissimo “Studio ottico Zappia”, in pieno centro. Ci son voluti almeno 10 colpi di mazza per poter aprire tre buchi ed arraffare i pochi occhiali di marca esposti . Un danno non eccezionale, anzi, piuttosto irrisorio e per questo, ancora più grave.
La gente che per tutta la giornata è passata per il Corso ha potuto vedere il negozio con la saracinesca abbassata ed i tre buchi nella vetrinetta in bella mostra: la denuncia di una società fortemente ammalata.. Nei bar, sui marciapiedi, nelle case si parla di questo ennesimo furto. Chiunque sia stato, quasi certamente giovani, ha agito per arraffare pochi pezzi per pochi euro. “E’ ritornata la paura. Ci hanno detto che proprio ieri sera qualcuno ha tentato anche di rapinare un automobilista, fingendosi ferito ai bordi di un marciapiedi. L’automobilista è stato fortunato perché ha reagito ma ha riportato vistosi graffi al braccio. Non si può camminare più. Sono tanti i ragazzi che hanno vizi ma non hanno soldi per mantenerseli”. E’ questo il commento di molti benpensanti. Una cosa è certa: la gente avverte un grande bisogno di aiuto. La legalità è diventata una “parola” senza significato. C’è troppa arroganza, intolleranza della disciplina e del vivere civilmente. Quando anche alcuni personaggi famosi non offrono esempi buoni, c’è poco da sperare. Nei centri culturali si affronta il problema e si discute della cattiva distribuzione delle forze dell’ordine che debbono garantire il rispetto delle regole e della legalità in un territorio troppo ampio con pochi uomini e con tante altre incombenze burocratiche da definire e portare a compimento; della scarsità di moderni mezzi strumentali nonché dell’aggiornamento professionale quasi inesistente.
Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia da una parte e micro e macro criminalità dall’altra. In mezzo la gente che lavora, la gente che produce, la gente che vuole vivere nella legalità ma che si sente abbandonata e non protetta come dovrebbe.