IL NONNO ROCCO NICITA RICORDA GLI ULTIMI GIORNI DELLA NIPOTINA SARA SARTI MORTA ALL'OSPEDALE DI LOCRI
La perizia che stabilirà le cause della morte della piccola Sara ancora non c'è e già le televisioni private fanno intrattenimento e discutono come in un talk show.

 

Casignana, 9 novembre 2009

 

Rocco Nicita, nonno della piccola Sara Sarti, morta all’Ospedale di Locri la sera del 25 agosto di quest’anno, rivive tutto il periodo trascorso dalla bambina nella sua abitazione, assieme alla nonna Maria Vottari ed ai suoi due cuginetti, ospiti anche loro dei nonni. “E’ arrivata a casa nostra il 3 agosto e come ogni anno è stata una grande festa per tutti. Mia figlia, mamma di Sara, e mio figlio, padre dei cuginetti Giuseppe e Alessandro, lavorano al Nord e quest’anno non hanno goduto di ferie. Sara era innamorata del mare e mia moglie quasi ogni giorno l’accompagnava in marina per renderle più sereno e gradevole il soggiorno”. Rocco mostra evidenti segni di commozione, “poi, prosegue, il 20 agosto ci siamo accorti che la piccola era svogliata, non stava bene, rifiutava di mangiare”. I nonni si preoccupano e si recano alla guardia medica. La diagnosi è rassicurante, si tratta di una forma virale; passerà. La notte del 21 però Sara ha conati di vomito, poi si calma e riposa. Niente bagno e per pranzo una pastina in bianco. Trascorso in tranquillità il sabato, domenica, nel pomeriggio, Sara avverte dolore all’ombelico, un dolore non forte ma costante, da darle fastidio”. Rocco esce di casa; vuole parlare con il medico di famiglia. In piazza incontra un dottore, suo amico, e gli racconta la sua preoccupazione per i dolori accusati dalla nipotina e della diagnosi fatta dal medico di guardia. Il dottore lo tranquillizza trattandosi di una forma virale e gli consiglia di non farla mangiare e di darle soltanto, se lo desidera, un succo di frutta. “Mi sono affrettato a fare ritorno a casa ed informare mia moglie. Le abbiamo dato il succo di frutta ma dopo dieci minuti ha rimesso tutto. Potete immaginare, prosegue Rocco Nicita, la nostra preoccupazione. Si tratta pur sempre di bambini”. Il nonno rassicura la piccola e ritorna in piazza, il dottore non si preoccupa più di tanto, il dolore all’ombelico dovrà cessare anche se, lo avverte, potrebbe acuirsi, niente di particolare, però. “Il pensiero che Sara soffra mi ha sospinto a consigliare mia moglie di farla visitare da un pediatra al pronto soccorso di Locri. Se dovesse accadere qualcosa di notte, non sapremmo cosa fare. Meglio andare in ospedale”. E così Rocco e la piccola Sara, partono per Locri. Dal Pronto Soccorso, Sara viene trasferita nel reparto di pediatria, dove il medico di turno dopo un’attenta visita le prescrive supposte di Lonarid e gocce antidolorifiche. Sara può essere dimessa. “La paura mi è passata ed ho telefonato a mia moglie pregandola di avvertire il titolare della farmacia pregandolo di attendermi per l’acquisto di quanto ordinato”. Sara riposa bene e al mattino chiede di parlare con sua mamma. Una telefonata di grande tenerezza con il racconto del viaggio in ospedale: “Va tutto bene, mammina, adesso sto bene, baciami papà. Ti passo la nonna”. Alle 9, nonna Maria le prepara una tazza di latte con quattro biscottini Nipiol. Sara ha fame ed assieme ai cuginetti Giuseppe ed Alessandro si siedono a tavola. “Stamattina niente mare, sentenzia la nonna, domani andrete a farvi un bel bagnetto!” Sara va nella sua stanza e si sdraia sul letto mentre i cuginetti le stanno vicino. Alle 11, l’imprevedibile. Sara irrigidisce le gambe, si contorce e reclina la testa. La nonna dalla cucina nel volgere lo sguardo nella stanza si accorge che è successo qualcosa. I bambini la chiamano. Sarà non risponde. Le grida della donna raggiungono il marito che si precipita nella stanza. Si rende conto della gravità della situazione, vorrebbe chiamare l’ambulanza ma ha la certezza che non c’è tempo da perdere. “Ho preso la bambina in braccio e sono corso verso la mia macchina. Mia moglie mi ha seguito e siamo partiti verso l’Ospedale di Locri”. Sara non parla, continuava a lamentarsi senza aprire gli occhi. “E’ stata una folle, pericolosa corsa contro il tempo. Penso di aver impiegato una ventina di minuti per raggiungere il pronto soccorso”. Poi i medici, un via vai di infermieri. “Mi sono abbandonato su una panca, ho pianto. Non so per quanto tempo sono rimasto in quella posizione. So di aver pregato tanto”. Alle 18.00, la notizia. Sara è morta. “Mi si è scoppiato il cuore, forse sono anche svenuto. Ero un automa. Ho rivisto la mia bambina all’obitorio. Non avevo più lacrime. Sara era davanti a me, immobile, cerea, senza vita. Un angioletto”. Il 26 agosto l’esame autoptico: “alterazioni genetiche dei vari organi esaminati”, eliminando però alcune ipotesi fatte il giorno prima e cioè “morte per appendicite o peritonite, oppure da polmonite massiva da inalazione di materiale gastrico”.

I 90 giorni concessi al perito prof. Barbaro scadono il 25 novembre  e solo a refertazione dei risultati sarà possibile conoscere la causa del decesso. Sino a quella data si imporrebbe il silenzio e la meditazione. Anche i dibattiti in televisione non hanno senso. Rocco Nicita e Maria Vottari, i genitori di Sara chiedono soltanto di fare chiarezza. Vogliono sapere cosa è successo. Per le ipotesi ed i dibattiti in TV, se necessario, c’è tempo.