Platì, 23 dicembre 2009
A distanza di 200 giorni dalle elezioni comunali di Platì e dalla vittoria della lista “Platì per l’Europa”il sindaco eletto Michele Strangio sembra aver gettato la spugna. Ieri mattina, la decisione, suffragata da una intervista concessa a RAI 3 non quindi diffusa attraverso un comunicato stampa. Duecento giorni, come egli stesso ha detto, sofferti, in lotta con le Istituzioni che avrebbero dovuto avere uno sguardo particolare verso una cittadina che finalmente, dopo anni di commissariamento, aveva deciso di esprimere attraverso il voto i propri rappresentanti di Platì. Il 4 e 5 giugno scorso si fronteggiarono la lista guidata dal commercialista Rosario Sergi “Per ricominciare insieme-Platì Cirella”, e “Platì per l’Europa” con candidato a sindaco Michele Strangio, “vecchia” bandiera del socialismo platiese e calabrese. Una vittoria netta sull’avversario Sergi che doveva portare ad un governo della cittadina aspromontana assistita per tre anni da una terna commissariale competente e propositiva e che aveva assicurato interventi consistenti per l’urbanistica, i lavori pubblici, le scuole e l’associazionismo. Questa possibilità di “ripresa” però non si è concretizzata per via “della sordità di chi avrebbe dovuto rispondere con i fatti al tentativo della nuova amministrazione di creare una burocrazia interna capace di movimentare concretamente processi di sviluppo e rinascita, come sottoscritto nel programma presentato agli elettori”. “L’orientamento, scriveva Michele Strangio, è costruire una comunità operosa in cui la “produzione” nel suo significato più ampio, inclusivo delle attività di ordine squisitamente spirituale, è assunta come contrassegno essenziale della qualifica di cittadino. Tutti i cittadini saranno eguali per l’amministrazione comunale cercando di rimuovere privilegi e privilegiati. Ci impegneremo a promuovere tutte le forme in cui sarà possibile cultura, ricerca scientifica e tecnica perché l’affermazione di questo principio mira a sollevare il nostro paese da questa condizione di inferiorità organizzativa in un campo essenziale per la vita della comunità”.
Sette mesi vissuti sulla propria pelle e su quella dei platiesi nell’amara constatazione di essere veramente soli nell’amministrare la cosa pubblica. “Durante questi sette mesi di sindacato si sono succeduti ben sette segretari comunali i quali non hanno avuto alcuna possibilità di impostare un serio percorso di ammodernamento e di programmazione assieme all’Amministrazione. Se manca la continuità in qualunque azione riformatrice, è inutile andare avanti”. Un’amara constatazione ed un logico scoramento da parte di un sindaco riformista, messo però alle corde da chi, come ha detto, “ha il compito di aiutare un popolo che ha avuto il coraggio di andare alle urne ed esprimere il proprio esecutivo”. Ieri, l’ennesima lettera indirizzata al Prefetto, alla Procura della Repubblica ed al Ministro degli Interni con le dimissioni allegate. C’è da dire che l’art. 53.3 del Tuoel dispone che “Le dimissioni presentate dal sindaco … diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al segretario generale o al Presidente del consiglio” e pertanto, bisognerà attendere l’11 gennaio per conoscere se effettivamente le dimissioni si intendono irrevocabili.