INAUGURATI IL MONUMENTO AI 18 MORTI DELL'ALLUVIONE DEL 1951 E LA NUOVA CASERMA DEI CARABINIERI
Platì 15 maggio 2009
Due cerimonie hanno caratterizzato la giornata di ieri a Platì: l’inaugurazione del monumento ai 18 morti durante l’alluvione del 18 ottobre 1951 e quella della nuova Caserma dell’Arma Benemerita con la scopertura della stele ai caduti delle due guerre mondiali. Il monumento è costituito da una torre quadrata su cui vengono evidenziate 18 mani che ricordano, a detto Filippo Romano, commissario straordinario, la morte di figli di Platì. Oggi viviamo insieme la coincidenza delle due cerimonie: due eventi che segnano la comunione fra l’Arma e la comunità platiese. E’ un’opera, ha proseguito Romano, che abbiamo voluto proprio per mettere in risalto il valore della memoria che non va intesa come “ricordo”, ma come valore aggiunto per la crescita dei giovani”. Alla presenza delle alte cariche istituzionali presenti, dopo il racconto del signor Umberto Romeo, il sottosegretario agli Interni Francesco Nitto Palma ha tagliato il nastro e due vigili urbani hanno deposto una corona di fiori ai piedi della torre bronzea. E’ seguita la benedizione di Mons. Giuseppe Morosini vescovo della Diocesi Locri-Gerace. Il corteo si è spostato quindi presso la nuova caserma dei Carabinieri. Ha fatto gli onori di casa il presidente della terna commissariale dott.ssa Paola Galeone. Presenti il sottosegretario agli Interni Francesco Nitto Paola, il Prefetto Francesco Musolino, S.E. Mons. Giuseppe Morosini, il Questore di Reggio Calabria, il procuratore della Repubblica di Locri Carbone, il sostituto procuratore Gratteri, il Comandante interregionale dell’Arma Benemeria generale Orlando, il Comandante regione Calabria gen. Mazzuca, il colonnello Alestra, il Comandante del Gruppo di Locri ten. Col. Iacono, il maggiore Niglio, un pichetto d’onore formato da 45 allievi della Scuola allievi carabinieri di Reggio Calabria comandati dal tenente Alessio Gallucci, il maggiore della Gurdia di Finanza di Locri Raimondo Galletta, il comandante della polizia penitenziaria di Locri Paino, il Direttore Marittimo Calabria e Lucania Com. Muriana, il Commissario della Polizia di Bovalino Rindone, il dott. Cortese della Suadra Mobile di Reggio Cal. I sindaci di Reggio Calabria, Bovalino, Locri, Gerace. S.Agata del Bianco, San Luca, S. Ilario, l’on.le Angela Napoli, il consigliere regionale Giovanni Nucera, l’assessore provinciale Tucci e molte altere rappresentanze di associazioni della Locride. Il commissario straordinario Filippo Romano ha scoperto la stele dei caduti nelle due guerre mondiali. Ha preso quindi la parola Presidente della Commissione dott.ssa Paola Galeone la quale dopo aver ringraziato tutti i presenti ha detto di sentirsi “fiera e gratificata per offrire alla cittadinanza tutta questo ultimo tassello della nostra presenza a Platì: l’inaugurazione di una caserma in una struttura che è stata confiscata alla criminalità organizzata” La Galeone ha ringraziato il Prefetto ed il Governo “che ci hanno dato la possibilità di costruire importanti opere ridando ossigeno e dignità a tutta la comunità Platiese con la quale abbiamo intrecciato buoni rapporti, insieme partecipando alle opere importanti che hanno qualificato la nostra presenza”. Ha preso la parola il il colonnello Alestra il quale ha ricordato che a Platì l’Arma dei Carabinieri è presente dal 1864. “145 anni di storia nel corso dei quali non è stata soltanto baluardo e presidio di legalità ma anche presenza attiva a sostegno della gente platiese”. Il sottosegretario agli Interni Francesco Nitto Palma, ha elogiato l’operato della commissione straordinaria ed ha messo in risalto l’opera del Governo per aiutare la popolazione attraverso opere strutturali significative e interventi non a pioggia per la crescita morale e sociale dei giovani platiesi. “Andrete a libere elezioni, ha proseguito, e sono certo che ci andrete con più coscienza. Oggi è una giornata che resterà nella memoria perché inauguriamo una caserma in una civile abitazione confiscata al clan Papalia nel 1996. Se questo è stato possibile lo si deve alla volontà del Governo che ha accelerato i tempi, dopo che da tanti anni abbiamo assistito a lungaggini inammissibili”. E’ seguita una visita alla Caserma ed un rinfresco offerto dalla terna commissariale.
ALLUVIONE 1951. IL RICORDO DI NONNO ROMEO
La giornata del 18 ottobre 1951 data storica dell’evento meteorico straordinario che provocò l’alluvione in molti centri della provincia di Reggio Calabria e la morte di 18 persone travolte dalla fiumara in piena a Platì, è stata rievocata dal sig. Umberto Romeo di 98 anni, che in maniera fotografica ha commosso tutti i presenti raccontando uno dei momenti più tragici vissuti durante i giorni di alluvione. “Proprio qui, nel posto dove è stato eretto il monumento, ha detto Romeo, sorgeva una casa-baracca, fatta di pietre e tufo, come quasi tutte le case di Platì. Questa casa era semisommersa dalle acque limacciose e tremende della fiumara che trasportava pietre e animali morti, strappati dagli ovili dalle frane. Ero giovane e mentre guardavo la fiumara sentiti grida di aiuto. Non mi resi conto di quanto stava succedendo ma il mio istinto mi fece correre alla Caserma dei Carabinieri. Loro erano sempre all’opera e grande è stato il loro aiuto in quelle giornate di dolore e di lutto. Spiegai al maresciallo Renna quanto avevo sentito e che era necessario portarsi nei pressi del ponte. Ci precipitammo tutti sul posto dove si avvertivano ancora le grida di aiuto: voci di bambini e di una donna. Stavo per tuffarmi nel fiume in piena ma un carabiniere mi trattenne “Resta qui, andiamo noi a prestare soccorso. Si immerse nell’acqua tumultuosa e dopo poco uscì dalla baracca con un bambino tra le mani. Lo presi in braccio ed egli ritornò e per altre due volte e riuscì così a salvare un altro bambino e la loro mamma. Fu un evento straordinario. Ci abbracciammo tutti ed io ringraziai la Madonna. Quella notte i tre sopravvissuti furono ospiti a casa mia; mangiarono e si riposarono. Il mattino dopo i parenti, dopo avermi ringraziato, li accolsero nelle loro case. Quel maresciallo che si chiamava Renna fu un vero eroe. Ho ancora vivo nella memoria quei giorni e non dimenticherò mai i visi dei bambini bianchi per la paura e con gli occhi spauriti”.