DIBATTITO

Cinema e storia: esiste un confine oltre il quale è opportuno arrestarsi?
di Filomena Cataldo

 

Il problema è abbastanza discusso: il cinema può aiutare a comprendere la storia? Quanto e fino a che punto il medium cinematografico ha il diritto di manipolare gli eventi? Se da una parte leggere la storia attraverso il cinema significa trasmettere una quantità di stimoli e fornire un compendio visivo al contenuto, dall’altra è altrettanto vero che il pericolo di una demistificazione dell’argomento è sempre in agguato; come prendere posizione, dunque? Ora, sicuramente è opportuno tener presente il medium tra la storia e lo spettatore, cioè la manipolazione cinematografica; inoltre usare con cautela la dizione “film storici” in quanto “fare” e nello stesso tempo “usare” un film in “odore di storia” è soprattutto un modo per attualizzare il passato, facendo riflettere sul presente e rischiando, nel contempo, sia l’anacronismo sia -addirittura- la strumentazione del passato. Non sempre e non completamente la riproduzione cinematografica ricalca fedelmente le orme della storia; questo dato non può – e non deve- costituire un’appendice nel nostro osservare, semmai il punto natale dal quale orientare lo sguardo. La disquisizione di questo argomento intende sensibilizzare quanti – e sono tanti- fanno del cinema il canale preferenziale per approfondire o addirittura apprendere per la prima volta; i nostri giovani, sempre più lontani dalla storia, non soltanto intesa come recupero della memoria, ma come realtà quotidiana –altrimenti detta attualità- danno molto credito alla resa cinematografica della stessa, sorvolando –erroneamente- l’approfondimento e la conoscenza attraverso i documenti (per dirla in soldoni: si legge poco, a volte male, e si guarda troppo!! ). Dunque, qual è il nocciolo della quaestio? Bisogna proporre una cultura della problematizzazione sensata e coesa, cercando di responsabilizzare le menti ad un occhio clinico e critico; partire dalla scuola? Sicuramente si, ma non solo.

Dalla coscienza di ognuno per prima cosa, motore mobile della società.

Perché guardare non sempre è vedere.