LA RIFORMA ELETTORALE: UNA LEGGE SCELLERATA

di Gino Zara

Stiamo attraversando, e non da oggi, una fase della vita politica colma di incertezze e di ambiguità. Si dicono cose non rispondenti al vero da mattina a sera. Se a dirle poi è il Presidente del Consiglio che, avendo di fatto abolito la par condicio, appare in tutte le trasmissioni radiotelevisive, e parla con i giudici per riferire fatti penalmente non rilevanti, vale a dire diffamazioni, per togliersi uno sfizio (dice lui), diciamo che ne ha facoltà. Ormai siamo abituati alle sue sortite ed alle sue repentine retromarce.
Noi ci soffermiamo sulle cose certe e nulla è più certo del diritto.
Per questo desidero fare alcune riflessioni sulla riforma elettorale, divenuta ormai legge dello Stato, analizzando cosa c’è di nuovo rispetto al sistema maggioritario previgente.
IL NUOVO SISTEMA PROPORZIONALE abolisce i collegi e non prevede l’indicazione della preferenza: i seggi vengono attribuiti secondo l'ordine di presentazione dei candidati nelle singole liste, per come deciso dai partiti. E’ previsto anche uno sbarramento: per concorrere alla ripartizione dei seggi per la Camera le coalizioni dovranno superare il 10% dei voti validi sul piano nazionale, mentre i partiti coalizzati dovranno riportare almeno il 2%, mentre i partiti che si presentano da soli debbono conseguire almeno il 4% dei voti. A chi vincerà le elezioni (coalizione o singola lista), sarà attribuito un premio di maggioranza costuito da un numero di deputati necessari per il raggiungimento di n. 340 unità.. Analogo discorso per il Senato. Qui i premi di maggioranza sono attribuiti per ogni singola Regione.  Le soglie di sbarramento sono le seguenti: 20% per le coalizioni, 3% per le liste coalizzate; 8% per le liste non coalizzate e per le liste che si siano presentate in coalizioni che non abbiano conseguito il 20%. Inoltre, la legge prevede che i partiti presentino il programma elettorale, con l’indicazione del candidato premier.  
Adesso andiamo a vedere cosa sostanzialmente cambia rispetto al passato.   
 

ASSEGNAZIONE DEI SEGGI. Il numero da assegnare alla lista o coalizione vincente è variabile perché la maggioranza è composta di n. 340 deputati e da n. 170 senatori. In concreto è avvenuto che da un maggioritario collegio per collegio si è passati ad una specie di maggioritario di coalizione, che invece di rafforzare il sistema lo indebolisce. Infatti, basta pensare all’ipotesi di una tornata elettorale in cui siano in lizza tre coalizioni che si attestino intorno al 30%, si ha che la coalizione vincente con poco più del 30%, avrè diritto ad un premio di maggioranza di circa il 20% a fronte di un consenso che è poco più di un  terzo dell’elettorato. Un po’ come succede nel nostro Comune in presenza di quattro liste. Inoltre, l’applicazione della nuova normativa prevede che all’aggiunta di seggi alla coalizione vincente ne corrisponda una sottrazione a quella perdente. Quindi, in una competizione con più di 2 coalizioni tale meccanismo di addizione e corrispondente sottrazione dei seggi potrebbe causare situazioni insopportabili sotto il profilo della ripartizione dei seggi, a danno, dei partiti minori. E’ per questo anche i sostenitori del proporzionale hanno considerato questo meccanismo inaccettabile.
La domanda è d’obbligo: meglio  questo proporzionale, che è una specie di maggioritario di coalizione o quello collegio per collegio? E’ certo  che il nuovo sistema ridimensiona il peso dei partiti minori con forte penetrazione locale, come è la Lega, che sono presenti solo in qualche regione. In effetti, il potere contrattuale all’interno della coalizione aumenta quando si è indispensabili per vincere in un ambito che comprende tutto (o quasi) il territorio nazionale, Si tratta di un potere che è direttamente proporzionale alla di presenza territoriale.

INDICAZIONE DEL PREMIER. I partiti debbono dichiarare il proprio candidato Premier e il programma elettorale che, ovviamente, sarà uguale per tutti in caso di partiti coalizzati. L’indicazione del premier implica una forte limitazione delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica e del Parlamento in ordine alla nomina del Presidente del Consiglio e ai lavori parlamentari in genere. Però, tali prerogative, di fatto,  non esistono più dal 1994, da quando le coalizioni si sono presentate agli elettori con tanto di candidato Premier e programma di Governo (tot punti - l’Ulivo di Prodi nel 1996 o contratto con gl’italiani - Berlusconi nel 2001). E nelle ultime elezioni sul simbolo elettorale per la scheda maggioritaria vi erano chiari riferimenti ai nomi dei candidati Premier delle due coalizioni. E non dimentichiamo le recenti primarie dell’Unione indette per designare quale Premier, in caso di vittoria alle elezioni.

LISTE BLOCCATE.  Non è previsto il voto di preferenza All’elettore non rimane altro che votare il partito, senza alcuna possibilità d’intervento sulla vita interna del partito votato. Questa è una novità non accettabile e da modificare con urgenza, anche se, per onesta intellettuale, si deve ammettere con la previgente legge elettorale maggioritaria la seconda scheda per la Camera per l’elezione della quota proporzionale era bloccata. Quindi, il blocco imposto dall’alto lo si subiva già prima, in modo maggiore, con la scheda per l’elezione del candidato uninominale. L’elettore non aveva altre possibilità che votare il candidato che si ritrova davanti, quale che fosse, pena la vittoria del candidato della coalizione opposta. Quantomeno, con la nuova legge all’elettore rimane la possibilità, nell’ambito del voto dato alla coalizione, di dare più o meno forza a questo o quel partito, non più per una quota di seggi ridotta al 25%, ma per l’intera quota.

SOGLIE DI SBARRAMENTO. La nuova legge prevede una soglia di sbarramento del 4% per i partiti non coalizzati. I partiti piccoli e medi sono costretti ad entrare nelle coalizioni maggiori, altrimenti rischiano di non supere il quorum d’ingresso e di non usufruire del premio di maggioranza. Non si comprende il timore di una eccessiva frammentazione.

LA COSA NON ACCETTABILE, invece, è la combinazione premio di maggioranza e soglia di sbarramento. Infatti, per i partiti minori vedersi sottrarre un tot di seggi dopo lo sforzo fatto per superare il quorum d’ingresso è veramente penoso e sa molto poco di proporzionale e troppo di maggioritario.

UN’ULTIMA CONSIDERAZIONE è doverosa per rilevare che, secondo alcuni, con il ritorno al proporzionale si verrebbero ad alterare fragilissimi equilibri costituzionali.  Non sarebbe così se il nuovo sistema fosse veramente proporzionale, perché il Costituente aveva congegnato l’impianto delle garanzie pensando ad un sistema elettorale di tipo proporzionale.  Infatti, se non  fosse stata introdotta la legge elettorale maggioritaria non sarebbe stato tanto agevole modificare la Costituzione. La situazione non è più allegra con la nuova legge proporzionale. Infatti, nel caso di una situazione frammentata, ove siano in competizione più di due coalizioni, potrebbero bastare pochi voti per riuscire ad ottenere i due terzi dei seggi parlamentari, sufficienti per modificare ( o peggio, lacerare)  la costituzione senza la necessità di sottoporre le modifiche al referendum confermativo. Questo è veramente grave: è bastato modificare il sistema elettorale da proporzionale a maggioritario nel ’94 per spazzare via le garanzie poste dal costituente Questa sì che è una grave lesione dell’equilibrio costituzionale, ormai in vigore dal ’94 e per altro realizzata senza aver fatto lo sforzo di modificare la Costituzione. Per modificare la Carta costituzionale prima servivano  coalizioni con  più del 50% degli elettori, ora invece basta un certo numero di collegi maggioritari, con il 50% o il 30% dei consensi elettorali. E’ incredibile, ma è così: senza  aver modificato una sola riga della Costituzione, la più importanti garanzie poste a difesa della legalità costituzionale è stata spazzata via da una normalissima legge ordinaria.
In conclusioni ci troviamo di fronte ad una legge che, sostanzialmente è una variante della logica maggioritaria; una legge inutile ed anche scellerata perché priva l’elettore del diritto di scelta (almeno di quello che restava) e penalizza oltre misura i partiti minori che scono perdenti dalla competizione elettorale, dovendo essi cedere parte dei seggi conquistati al fine di formare il premio di maggioranza.
L’Italia è una repubblica democratica che si basa su una democrazia parlamentare. Il sistema elettorale nato dalla costituzione è quello proporzionale. Proporzionale vero, intendo. Sono convinto che per dare stabilità ai fragilissimi governi degli anni settanta ed ottanta serviva qualche rimedio. Ma non era certo il rimedio trovato con il sistema maggioritario. Sarebbe bastato un consistente sbarramento per formare partiti numericamente più forti per dare quella stabilità inutilmente inseguita e forse nemmeno voluta con i regimi democristiani e socialisti.