“LIBERA-MENTE”
Il nuovo monopolio televisivo in mano ai reality.
di Michaela Romeo
Reality: termine inglese che indica la realtà. La
realtà è ciò che ha un’esistenza reale, un complesso di cose concrete.
Quindi, prendete un’isola sperduta in qualche parte del Mondo; aggiungete un
numero di personaggi dello spettacolo più o meno noti che ci vengono riproposti
in un’ondata di patetico revival; mandate il tutto in prima serata e avrete come
risultato il disfacimento di duemila anni di cultura italiana, in appena due
ore. La nazione che ha dato i natali a Leonardo, Michelangelo, Dante ecc..
crolla umiliata sotto il peso della nuova frontiera dello show-businness:i
reality show.
Molti, vergognandosi di ammettere la loro “dipendenza” da questo strumento di
tortura e oltraggio all’intelligenza umana, negano di stazionare serate intere
davanti al televisore per scoprire “chi dovrà lasciare l’isola” o “chi è stato
nominato”; e indossano la triste maschera menzognera dell’ipocrisia. Un’altra
fetta di popolazione ammette orgogliosa di conoscere vita, morte e miracoli dei
partecipanti a questi programmi. E c’è una parte che stoicamente resiste a
queste mode e cambia canale, oppure torna alla cara e vecchia lettura. Ma perché
si chiamano reality se di reale hanno poco o niente? Perché c’è questa passione
per isole sperdute, case infestate di telecamere e scuole di ballo, canto e
recitazione?
Da una parte è la voglia morbosa di farsi i fatti altrui. Dall’altra è per la
smania di notorietà che solo i 10 minuti di gloria della telecamera del Grande
Fratello può dare. In fondo, molti aspirano alla realizzazione di un sogno,
quasi impossibile, che solo la televisione può concretizzare. Forse è solo
perché, a causa di questa “diseducazione multimediale”, molti si sentono parte
integrante di un reality show, anche solo guardando questi programmi, senza
viverli direttamente. Perché pensandoci, la vita stessa è un reality per
qualcuno, fatto di concorrenti, pubblicità, vincitori e vinti (nonostante, in
qualche caso, non si riesca a mettere insieme il pranzo e la cena).
Ma quanto vi è di effettivamente reale in tutto questo “giocare” di persone e
attori? Sicuramente alla maggior parte di noi, mai è capitato di ritrovarci su
un’isola deserta e dover sopravvivere misurandoci con le nostre forze e
sfamandoci con quello che trovavamo. Molti acconsentirebbero a restare chiusi in
una casa per 100 giorni, se la ricompensa è un premio in denaro. Ma bisogna fare
i conti con i kg di troppo, il brufolo o il pelo superfluo che l’unico programma
al quale potrà mai partecipare è, al massimo, Elisir. In fondo i reality show
lanciano mode, creano stili e ci lanciano messaggi spesso distorti relativamente
a ciò che dovremmo essere. Una fiera del cattivo gusto a scapito di programma di
più elevato spessore culturale e che spesso non vengono tenuti in
considerazione, o addirittura vengono tolti dalla programmazione. Possiamo dire
che stavolta è stata la fantasia a superare la realtà: molti registi nei loro
film proponevano mondi fittizi controllati da telecamere e televoti. Forse tutto
questo “fingere la realtà” un giorno ci porterà ad accorgerci di far parte di un
grande reality dove 24h su 24 siamo tenuti sottocontrolli da invisibili
telecamere.