GRAVE ATTO INTIMIDATORIO AL REDETTORE DE IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
Andiamo avanti sulla strada della libertà
Giovanni Verduci
Solo chi ha paura reagisce in maniera sconsiderata, d’istinto. Ieri mattina qualcuno ha voluto metterci alla prova, alzando il tiro. Si è arrampicato sino al terzo piano dello stabile che ospita la nostra redazione e ha lasciato di fronte al nostro portone una cartuccia calibro 12 con il nome di Michele Inserra appiccicato sopra. Un gesto spavaldo e vigliacco al tempo stesso. Un messaggio chiaro, che lascia pochi spazi alle interpretazioni. Al collega (che in questi giorni ha fatto un grosso lavoro di approfondimento sui risvolti dell’operazione Marine e, in questi anni, si è occupato dei casi più importanti di cronaca nera e giudiziaria che hanno, purtroppo, portato la Locride sulle prime pagine dei giornali nazionali ed esteri), ma io dico a tutta la redazione di Siderno, è stato detto smettila di scrivere, smettila di metterci paura portando all’attenzione pubblica le malefatte che compiamo ogni giorno e che stanno “intossicando” la nostra Calabria. Il messaggio è arrivato forte e chiaro con la sua meschina violenza, figlia di ignoranza e mal celata vigliaccheria, ma noi lo rispediamo al mittente. Per assurdo, però, siamo contenti che ciò sia avvenuto, perchè questo significa che il percorso intrapreso, nel solco della libertà e della legalità, è quello giusto. Su questa strada proseguiremo nel nostro lavoro, invitando tutti a percorrere questa via insieme a noi. Non ci piegheremo mai di fronte a chi, con la forza delle minacce e o delle armi, vuole tenere sotto giogo la gente di Calabria. Anche ieri il nostro lavoro è andato avanti, sollecitato dalle tante segnalazioni ricevute dai lettori che ci invitano a fare luce sui misteri di questa terra. L’unico fastidio che abbiamo avuto è stato quello di poter pensare il nostro giornale in poche ore, dopo averne passate molte in compagnia dei militari della Compagnia locale dell’Arma ai quali abbiamo consegnato le nostre impressioni su quanto accaduto e sporto regolare denuncia. La nostra formazione culturale, la mia, quella di Michele Inserra e di tutti i colleghi del Quotidiano della Calabria, ce lo impone. Il nostro è un mestiere di servizio, quasi una missione in una terra difficile ma non abbiamo paura di raccontare alla gente i misfatti che ne deturpano l’immagine. (da il Quotidiano della Calabria di martedì 23 marzo 2010)