Verso una società multietnica
di Gino Zara
CAPITA SEMPRE,
durante una cena in casa, tra amici, che arrivi in tavola qualche pietanza
che sa molto di antico. I più anziani, a questo punto, si sentono
autorizzati a fare i commenti di circostanza, ricordando i bei tempi della
loro giovinezza, allorquando “con niente” riuscivano a
divertirsi, a differenza dei giovani di oggi che appaiono sempre annoiati,
nonostante i cospicui mezzi di cui dispongono.
Riaffiora la solita discussione sulle espressioni dialettali cadute in
disuso e orami dimenticate.
Qualcuno afferma che per i giovani di oggi, ma anche per coloro che sono un
po’ meno giovani, il dialetto è come una lingua straniera o come una lingua
antica, che non si parla più.
Qualcuno tira fuori una poesia di Vincenzo Guerrisi e sfida i presenti a
spiegare il significato dei termini dialettali:
Sono belle le sere che si passano con gli amici davanti ad una tavola
comunque imbandita ed un buon bicchiere di vino, preferibilmente rosso
perché fa bene al cuore, specialmente quando la discussione diventa animata
e gli animi si infervorano seguendo la logica ferrea del discorso.
Viene fuori anche la nostalgia di situazioni vissute in giovinezza anche se,
a ben pensare, i problemi esistenziali allora erano più pesanti di quelli
attuali nonostante l’incertezza della nostra economia, la disoccupazione, la
costante perdita di valore della moneta e i problemi causati dall’euro.
Povero euro! E’ il capo espiatorio di turno.
Ma il decorso del tempo ammorbidisce l’intensità della sofferenza di momenti
drammatici e colloca nella memoria i fatti adornandoli di un velo di
nostalgia. Ecco perché il ricordo dei bei tempi andati
riaffiora in certi momenti portando con se il desiderio di un ritorno al
passato.. Ma il passato non torna, nonostante il ricorsi storici di vichiana
memoria perché, come diceva altro autorevole filosofo circa 2000 anni prima,
non ci si può bagnare due volte nella stessa acqua de fiume. Tutto passa.
Non più, quindi, il dialetto di una volta, che andrebbe comunque conservato
e, perché no?, insegnato nelle scuole, includendo nei libri di testo poesie
dialettali. Non più la società degli anni sessanta. Tante cose sono
cambiate da allora.
SENZA DUBBIO la società è
progredita sotto tutti gli aspetti e, non ultimo, sotto il profilo delle
relazioni sociali: sono cadute antiche inibizioni e i rapporti
interpersonali sono divenuti più spontanei e più sinceri, anche se a volte
si esagera.
TRA I GRANDI MUTAMENTI SOCIALI
si deve considerare anche l’immigrazione interna e quella extra comunitaria.
L’integrazione non è ancora avvenuta e siamo già alla seconda o terza
generazione.
Comunque si incominciano a notare ragazzi indigeni e ragazzi di colore che
stanno insieme. Mi viene in mente il seguente ritornello:
Il caro Lumumba, ragazzo tranquillo,
ha nera la pelle, carattere arzillo,
ti parla in dialetto con piglio audace
deciso, sicuro, con tono che piace.
Amici e compagni gli mostrano affetto:
è uno di loro. Non c’è alcun difetto
nel loro rapporto, cordiale e sincero,
son veri compagni, amici davvero.
Qui
l’integrazione è ormai avvenuta. Si dirà che sono casi eccezionali; sarà
anche vero, ma è già un inizio e fra pochi anni ci saranno anche i primi
matrimoni tra indigeni ed extra comunitari.
Seguendo una ormai inveterata abitudine, siamo entrati in un bar cittadino
per prendere il caffé pomeridiano ed ivi abbiamo notato la presenza oltre
una decina di persone di colore che tranquillamente stavano seduti ai tavoli
per consumare le ordinazioni. Fatto un rapido conto è risultato che le
persone di colore erano in numero maggiore di noi indigeni.
Così forse sarà la nostra società calabrese fra poche decine di anni.
DI FRONTE A TALE IPOTESI
pare che non ci sia tempo per considerazioni sui nostri bei tempi passati e
che, invece, si debba pensare a come sarà la nostra società nei prossimi
decenni. Poiché non è la prima volta che usi e costumi di popoli diversi, si
incontrano e si scontrano per poi fondersi in una unica nuova civiltà(basti
ricordare la storia della Calabria lunga circa 2500 anni), il problema di
oggi è quello di saper costruire, sul presupposto di una grande passato,
una società laboriosa, protesa ad una pacifica e civile convivenza. Sarà
possibile? Certamente si. Cominciamo da adesso.