LA STANZA DI MARCO MARMO
Di Ferdinando Piccolo
Una stanza piccola, un letto all’entrata, ancora da rifare, una stanza ferma nel tempo, ferma alle ore 2 e 15 del 15 agosto 2005, strage di ferragosto a Duisburg Marco Marmo perde la vita assieme ad altri 5 ragazzi. Č un alba surreale quella di Duisburg, un risveglio da incubo. 6 corpi straziati sulle prime pagine dei giornali come ai tempi degli spaghetti della copertina “de Spiegel” conditi con sugo di revolver. La stanza non č cambiata, č rimasta sempre la stessa, come l’aveva lasciata Marco Marmo, prima di partire. Con le camicie sistemate nell’armadio, in ordine di griffe: Missoni, Versace. “ A Mio figlio piaceva vestire elegante, con vestiti di marca” mi spiega la madre Giorgi Antonia, che non trattiene le lacrime entrando in quella stanza buia, piena di ricordi, in quella stanza ferma nel tempo. Mi fa vedere come ha conservato tutti i vestiti, anche quelli sporchi del lavoro, un jeans, una maglietta strappata a mani corte. Č una stanza normale,come tante altre. In una casa grande, fredda. Nonostante il dolore per la scomparsa del figlio,Antoinia, si racconta, e racconta la vista di suo figlio. “ Un giovane allegro, spensierato, a cui piaceva giocare spesso con le nipotine, nella sua stanza, anche quando era stanco” mi dice la madre, che mi perette di fotografare, di vedere, di domandare. Appena entriamo nella stanza buia, la nipotina, mi chiede: ma zio Achille, quando torna??? č in cielo con zio Marco?, come dare una risposta, sto zitto, risponde Atonia, Achille lavora, e quando ritorna ti porta tanti regali, ed ecco un piccolo sorriso strappato, uno spiraglio di luce in una caverna buia. Achille Marmo, attualmente si trova al carcere di Pama. Continuiamo la visita della casa. Una grande terrazza e un termocamino. Una terrazza ancora da finire, ora la casa si trova sotto sequestro. E per finire un album fotografico, la madre lentamente sfoglia le pagine, in un flesh di ricordi ripercorre la vita di Marco. Quasi mi commuovo. Si sono fatte le 18:00, č tardi, rientro a casa pensando a quella stanza piena di sogni infranti. A quel letto non rifatto, dove ancora oggi, i bambini giocano con zio Marco.