PARLA LA MADRE DI MARCO MARMO UCCISO A DUISBURG

San Luca, 21 gennaio 2010

“In un paese democratico come il nostro, le persone innocenti sono destinate solo a morire” inizia così lo sfogo di Atonia Giorgi, in una lettera spedita a noi e ai maggiori quotidiani e settimanali Italiani. “ mio figlio Achille, che si trova al carcere di Parma, non ha cure mediche, ne tanto meno i domiciliari chiesti. Con questo desidero pure avvertire chi di dovere, che si prenda le responsabilità della vita di mio figlio, e che sia messo per iscritto, io non voglio giustiziare nessuno, ne tanto meno vendetta, come ho detto dall’inizio, voglio solo verità e giustizia, come ho documentato in un libro scritto da me in cui racconto la storia della mia famiglia e dimostro, attraverso i documenti, l’innocenza dei miei Figli”. Non si da pace, dice di non volere vendetta, una madre afflitta dal dolore, per l’uccisone di suo figlio Marco Marmo, a Duisburg, e per Achille, condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso. “ Il mio calvario inizia il 28 luglio del 1995, con la morte di mio marito, vittima di un pirata della strada. Ancora, per solidarietà da parte di uno Stato Tiranno e pluriomicida, il 20 febbraio del 2008 ho ricevuto il sequestro dei beni” Diretta si presenta la vedova dal cuore umano. “ non solo il dolore ma anche la rabbia, i signori giudici ancora vanno avanti rinviando l’udienza di mio figlio, il mio amato figlio, ancora non hanno trovato il tempo per il verdetto finale. Se avessi saputo del sequestro dei beni, invece di intestare i miei beni ad Achille e a Marco, li intestavo allo stato. Beni creati con il sangue bruciato sull’asfalto. Chiedo perdono dio e alla legge, che mi ha accusato d tutto il marcio che c’è in Calabria”. E intanto il figlio, quello decritto da lei come un agnellino nelle mani della giustizia italiana, un innocente fino a prova contraria, continua a scrivere dal carcere. Ricordiamo che pende sulla sua testa una condanna definitiva a 8 anni di reclusione. “ Sto malissimo, le mie condizioni di salute sono sempre più precarie” scrive nell’ultima lettera inviata alla madre il 19 novembre del 2009, meno di 15 giorni fa. “ Mi sono rassegnato a morire come Gesù Cristo, scrive più volte,  ho dolori alla schiena e alle gambe, sono innocente, e loro ancora non l’hanno capito, morirò qui, in questa cella buia. Sto male e voglio solo abbracciare la mia bambina. la voglio salutare”. Non deve essere facile vivere in carcere. Soprattutto con il 41 bis sulle spalle, infatti lui ha solo un ora al mese di colloquio e può scegliere se fare una telefonata, o avere un colloquio. Si lamenta spesso del fatto che non gli sono stati concessi i domiciliari, chiesti a causa delle sue precarie condizioni di salute. Alcune malattie le ha addirittura contratte in cella. Il diabete e piccoli problemi cardiovascolari, causati, a detta della madre, dal forte stress e dallo shock per la tragica uccisione del fratello a Duisburg, in quel caldo 15 agosto del 2007. Si sente solo, nel carcere che ha come ospiti, nomi illustri della malavita come “Sandokan e u tiradrittu”.(Ferdinando Piccolo)