Un bellissomo esemplare di grifone salvato dagli operai dell'Afor

San Luca, 26 maggio 2008

Un bellissimo esemplare di  grifone (gyps fulvus) è stato salvato da una squadra di 14 operai dell’Afor di Bovalino, operanti nel territorio montano di San Luca, in contrata Serro Croce, coordinati dal capo squadra Stefano Romeo. La scoperta del rapace che pur essendo in vita non riusciva era sofferente e non riusciva a muoversi. Le comunicazioni sono state immediate per cui Romeo ha informato l’Afor, questa,  la struttura specialistica-veterinaria dell’ASL di Locri che attraverso il suo direttore Luigi Giugno, ha  immediatamente contattato il la Stazione del Corpo Forestale di Locri, disponendo la presenza dell’ispettore veterinario dott. Cosimo Murace il quale, assieme all’assistente capo Carmelo Scaramuzzino ed all’Assistente Domenico Sgrò, si sono portati sul luogo del rinvenimento del rapace. Il dottore Murace si è reso conto che il grifone era sofferente sia per la stanchezza (è una specie che vola anche per trecento chilometri) sia perché poteva aver ingerito qualcosa di tossico.  Il grosso rapace dal peso di circa cinque chilogrammi e da apertura alare di 2,20 metri, è stato sistemato in una scatola e trasferito a Locri dove, però, è giunto con grande ritardo in quanto a San Luca si era sparsa la voce del ritrovamento del rapace  che ha “costretto” il gruppo del salvataggio a sostare al comune,  dove erano attesi dal sindaco Giorgi e da un folto numero di alunni.  E’ stato proprio in questa circostanza che il “gyps fulvus” mentre era tenuto dall’assistente Sgrò, con un movimento rapido della testa si è lanciato contro il viso di Carmelo Scaramuzzino, causandogli una ferita che avrebbe potuto essere fatale per l’occhio se solo fosse stato attinto tre centimetri più in alto e se lo Sgrò non avesse intuito che il rapace stava per assalirlo. A Locri, il dott. Giugno, dopo un’accurata visita ha fatto sistemare il rapace in  una adeguata gabbia,  in attesa degli esami da parte degli esperti. Il grifone,  quasi estinto in Italia tranne che in Sardegna ed in Sicilia e sul versante occidentale aquilano del Gran Sasso. Nel Pollino e precisamente nella zona di Civita, in provincia di Cosenza c’è un progetto di reintroduzione. Probabilmente, ci ha detto Giugno, il rapace, durante la sciroccata dei giorni passati, stanco per il lungo volo, si è lasciato trascinare dalla corrente terminand, sfinito, sull’Aspromonte, dove, fortunatamente è stato salvato dalla squadra di operai dell’Afor. Il grosso uccello sulla zampa sinistra portava un anello con le sigle G76 e M5004. 

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