San Luca, 11 novembre 2009

Il fatto
Domenica 9 novembre si è disputata allo stadio comunale di San Luca la partita San Luca-Bianco. All'ingresso in campo delle due squadre, gli undici del San Luca avevano al braccio un fiocco nero. L'arbitro probabilmente non avrà fatto caso o ha lasciato correre, la partita è stata giocata regolarmente.

L'antefatto
Venerdì alle ore 5,30 si sono svolti i funerali di Antonio Pelle, morto per arresto cardiaco all'Ospedale di Locri, dove era stato ricoverato d'urgenza, considerato il capo carismatico di una delle Famiglie più forti di San Luca. Il rito funebre è stato celebrato in forma privatissima. Vi hanno partecipato, alla presenza delle forze dell'ordine, soltanto i familiari.

La cronaca

L'abbigliamento (il nastro nero in segno di lutto) che deve essere preventivamente autorizzato dalla Federazione Italiana Gioco Calcio, e che viene accordato solo in rarissimi casi, è stato segnalato dagli agenti di Pubblica Sicurezza al Dirigente capo del Commissariato di Bovalino Luciano Rindone e da questi al Questore il quale ha ritenuto di emettere  la sanzione chiamata D.A.Spo  e cioè il  Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive, misura introdotta con la legge 13 dicembre 1989 n. 401 e modificata dal cosiddetto Decreto Amato varato nel febbraio 2007,  nei riguardi del vice presidente della squadra del San Luca  Giuseppe Trimboli  e che consiste nel divieto di accedere nel campo di calcio di San Luca per un anno.
La punizione non ha riguardato tutti gli altri dirigenti, allenatori e tecnici compresi nonché l'intera squadra.
La notizia, ripresa da giornali e televisioni, non tende a criminalizzare la Locride né i cittadini del piccolo centro aspromontano ma piuttosto a mettere in evidenza il fatto che a fronte di uno sforzo comunitario di ridare credibilità attraverso fatti positivi che stanno interessando soprattutto il mondo giovanile, a fronte di un interessamento fattivo delle istituzioni (Prefettura, Questura, Governo, Municipalità, Chiesa)  per aiutare il processo di ristabilire la legalità in una cittadina segnata da fatti di cronaca nera, c'è un evidente tentativo, usando in questo caso lo sport, di trasferire ai giovani disvalori.
Ritengo che se lo sport deve essere una palestra di vita, ogni manifestazione che potrebbe sminuirne il significato  annullando i valori positivi, deve essere condannata e, se del caso, punita. Perché lo sport vero è  formazione, educazione, aiuta ad essere uomini. Non parliamo dello sport come gioco, divertimento, anche se è indubbia la sua funzione socializzante. Preme sottolineare invece che è l'adolescente il soggetto che attraverso lo sport cresce ed è in questa fase della vita che cambia, si trasforma, cresce. L'esempio, quindi, diventa fondamentale.  Esiste, è vero, un’attività sportiva che non si pone questo scopo ma  solo il fine di raggiungere dei risultati, attraverso prestazioni fisiche progressivamente rilevanti ed eccezionali. In questi casi la "formazione " è "alienata " dalla persona e dall’educazione perché è prevalente lo "scopo ". In molti casi, specialmente tra i giovanissimi,  la competitività può essere necessaria ed anche l’aggressività ridefinita come "grinta " è ricercata. L’adulto, il genitore a casa, l'insegnante a scuola,  l'allenatore nello sport, devono porsi come "base sicura " e soggetti della fiducia del ragazzo in un rapporto di "autorevolezza " nel quale però i livelli di "potere psicologico " rimangono sempre dell’adulto, perché ciò oltre a tutto permette al ragazzo di costruirsi un corretto contenitore per i suoi pensieri ed un sistema di punti di riferimento per le sue azioni. Nello stesso tempo,  è necessario che l’adulto abbia un sufficiente rispetto della "personalità nascente " del bambino, che in ogni caso è individualmente diverso dall’immagine che l’adulto se ne fa.  E' questo uno degli elementi più difficili della relazione educante.
In questo contesto si inserisce la figura dell'allenatore di calcio, del dirigente e di tutti quelli che hanno un ruolo nello sviluppo fisico e psichico del ragazzo.
Quanto accaduto a San Luca, in occasione della partita di calcio dilettanti contro il Bianco è sintomatico di una realtà essenzialmente culturale dell'intera Locride dove ciascuno deve dare il proprio contributo per aiutare i giovani ad uscire da un tunnel pericoloso. Su questo fatto di cronaca, che già diventato "un caso", si può discutere, anzi, si deve discutere.