FATTI DI DUISBURG. GIOVANNI STRANGIO DAL CARCERE DI REBIBBIA SCRIVE ALA SORELLA AURELIA

9 FEBBRAIO 2010

“Cara sorella, spero che questa mia lettera trovi te e tutti gli altri cari in buona salute”. Inizia così l’ultima lettera spedita dal carcere Rebibbia di Roma datata 25 gennaio 2010 da Giovanni Strangio a sua Sorella Aurelia. “È da tanto che non ho tue notizie. L’altro giorno ho ricevuto  una lettera da nostra sorella e mi ha fatto molto piacere leggerla. Che dirti, è la solita e brutta vita. Ci sono giorni dove sono sereno e giorni, come l’altro ieri, dove sto malissimo, triste e deluso. Ho ricevuto la nuova ordinanza di chiusura indagini, e mi rattrista il fatto che vogliono continuare a perseguitarmi, nonostante l’evidente mia estraneità a queste accuse”. È molto amareggiato Strangio, che si è visto convalidare definitivamente il 41 Bis ingiustamente. Rivolgendosi alla sorella continua: “ tu dici che io devo avere fiducia nella giustizia, l’ho sempre avuta, ma non ti nascondo la mia amarezza quando mi vedo, a quasi  3 anni dall’arresto indicato come colpevole senza aver mai fatto del male a nessuno. Speravo che a questo punto la strada fosse  in discesa e che avrebbero capito che non sono io da perseguitare, ma invece continuano con le calunnie, decisi a farmi affrontare l’ennesimo processo. Non si rendono conto che perseguitando me, innocente e senza colpe, distruggono la mia vita e la vostra. Dovrebbero cercare di impiegare le loro forze per trovare il colpevole, e invece inseguono la via più corta, quella di dare la colpa di tutto  a me, perché sono Strangio, vivo a San Luca, e perché all’uscita dal carcere, col bene placito del giudice decidevo di recarmi in Germania e iniziare a ripercorrere quel cammino di vita onesta intrapreso tanti anni fa”. Appare molto rammaricato Strangio, che non si da pace, lui a squarciagola cerca di dimostrare la sua estraneità alla strage di Duisburg. Lui che in una lettera prima di Natale dice: “ Spero che questo sia  l’ultimo Natale passato lontano da voi, e con l’aiuto di Dio presto ci riabbracceremo. Ti lascio con la penna ma non con il cuore, mia amata sorella”. Giovanni Strangio si confessa, lui, che si sente perseguitato  ingiustamente come Cristo, nella via Crucis della sua galera. (Ferdinando Piccolo)

 

LO SFOGO DELA MAMMA

Di Ferdinando Piccolo

 

“È  da tre anni che lo dico, mio figlio è innocente”. Si sfoga per l’ennesima volta Atonia Alvaro, Mamma di Giovanni Strangio, arrestato con l’accusa di essere uno degli esecutori della strage di Duisburg, del 15 agosto del 2006. Non ancora condannato, . Infatti siamo tutti innocenti fino a prova contraria, e di prove che sia Stato Strangio a sparare a Duisburg non ce ne sono, anche l’identikit l’ha scagionato. È innocente. “L’unica colpa di mio figlio, spiega la mamma è stata di portare una pistola ad un funerale. Sin dall’inizio si era già deciso che il colpevole doveva essere uno Strangio. È vero. È stato arrestato, ma fino ad allora era incensurato”. Era un ragazzo ben visto ed amato da tutti per la sua bontà.  “Ho cresciuto i miei figli con tanti sacrifici, insegnando loro i valori” prosegue la Alvaro . Sembra quasi commossa la donna che vuole solo riabbracciare suo figlio carcerato. Interviene la figlia Aurelia, che racconta la storia di Giovanni. “Un ragazzo che a 18 anni, concluso gli studi alberghieri, ha lasciato la Calabria per crearsi un futuro migliore in Germania e dopo 15 anni di duro lavoro è riuscito ad aprire una piccola pizzeria che era diventata la sua vita”. Giovanni tornava solo 15 giorni l’anno. La nostra è una famiglia onesta e lavoratrice, incensurata. Hanno detto e scritto tante cose su mio fratello”. Poi il pensiero va alle famiglie colpite dalla strage. “ Fanno bene a gridare giustizia e a chiedere il motivo per cui sono morti”. Oggi alla parola Duisburg si associa il nome  di Giovanni Strangio. Viene descritto come il macellaio, il killer senza pietà, ma che ancora nessun tribunale lo ha condannato. Per quanto riguarda i soldi trovati a Stangio, “sono solo 40 mila euro e non 500 mila, o addirittura un milione come qualcuno ha scritto” dice la sorella Aurelia che ha perso la fiducia. Solo Dio la aiuterà ad andare avanti, con l’appoggio della sua famiglia. “Non è neanche vero che ha comprato armi in quell’armeria  in Germania , ma soltanto una piccola torcia da caccia” , dice la sorella. Poi conclude la mamma, che lancia un appello agli organi di Stato “ Che si mettano una mano sulla coscienza e che comincino ad indagare sui veri colpevoli perché questo processo su mio figlio non dovrebbe nemmeno esistere”.(Ferdinando Piccolo)