IL DOLORE DEL PAESE
    HANNO SPENTO IL SORRISO
DI NOSTRO FIGLIO
 

L'hanno ucciso perché piangeva. L'hanno strappato alle nostre carezze. Hanno spento il sorriso che ci avrebbe restituito la gioia di vivere, come accade ogni volta che uno dei nostri figli regala un pezzettino, anche una mollichina della sua gioia spontanea. E ci chiediamo angosciati, in quale abisso di orrore quell'uomo abbia trovato la forza di spezzare la sua vita.
Ora piangiamo uno dei nostri bambini quelli che danno senso alla nostra vita e al nostro futuro. Per lui, per Tommaso, l'Italia si era fermata a pregare e ad invocare un gesto di misericordia dei rapitori.
Quel bimbo innocente non meritava di entrare nell'orrendo frullatore di una cronaca che ormai non riesce a trovare il coraggio di preservare alcuna stanza privata. La sua famiglia era stata sezionata, ogni angolo della loro vita era stato svelato e dato in pasto senza riserve e cautele all'opinione pubblica, ma la sua salvezza è stata sempre in cima ai pensieri di tutti. Una domanda ci ha accompagnato per un lungo interminabile mese: sapete nulla di Tommaso? L'abbiamo sentita ripetere, come un mantra, nel bar e nelle parrocchie. Fra gli amici e nelle riunioni di redazione.
Nelle prime ore convulsive che hanno visto precipitare gli eventi con la retata di Parma e con i primi fermi che hanno fatto temere da subito il peggio, abbiamo continuato a sperare. Come nella lunga notte di Vermicino, abbiamo atteso disperatamente una buona notizia che purtroppo non è arrivata. E' sceso, invece, il gelo della morte. Tommaso come Alfredino, tutti e due figli nostri.
Ora il dolore soffoca le nostre povere parole.

Da "Avvenire" di Domenica 2 aprile 2006 pag. 1