La Segreteria di Stato del Vaticano si interessa del caso Vettrice
Bovalino, 15 febbraio 2006
"Sono
sei mesi dal maledetto 13 agosto che non si hanno notizie dello scomparso Renato
Vettrice". Inizia così la lettera che i familiari di Renato hanno inviato al
Papa. A sei mesi dalla mai chiarita sparizione del giovane di Bosco Sant'Ippolito,
la Segreteria di Stato del Vaticano scrive oggi al Vescovo della Diocesi di
Locri-Gerace Mons. Giancarlo Bregantini, trasmettendo la lettera della famiglia
Vettrice "con preghiera di voler cortesemente fornire a questo Ufficio ogni
utile informazione sulla vicenda e far giungere agli scriventi, insieme con
l'opportuna risposta, anche una parola di conforto, avvalorata, qualora nulla
osti, dalla Benedizione del Santo Padre". La disperazione, il dolore, la
tristezza e lo sconforto stanno prendendo giorno dopo giorno l'intera famiglia
di Renato la quale "è tristemente amareggiata, umiliata e afflitta per l'omertà
che si è creata in questa situazione a sostegno di chi? che cosa?". Sono parole
molto sentite che fanno parte dell'implorazione scritta al Santo Padre, dove
viene evidenziato che "Renato è stato da sempre un uomo di grande amore per la
famiglia e per i propri figli, e non di litigi e offese alle persone ", è
proprio in virtù di questo suo "rispetto" verso l'uomo che "la famiglia
disperata chiede aiuto umilmente implorando a chi sa qualcosa di parlare e di
darci delle notizie". Più avanti, viene detto che "la famiglia supplica ancor di
più per la salute del vecchio padre che ormai stanco di vivere è in un letto con
ossigeno ed essendo molto legato a Roberto, affettuosamente implora chi sii reca
a fargli visita, di interessarsi di Renato". L'accorato appello si rivolge a
tutti quelli che hanno potuto vedere qualcosa: "Dateci notizie perché il vecchio
novantenne possa volare con la verità nel cuore. E' questa una tragedia perché
lentamente distrugge la moglie Antonella, i due figli compreso il piccolissimo
Emanuel nato da tre mesi e che probabilmente non conoscerà il padre" e conclude:
"L'unica risposta certa è che Renato Vettrice padre di tre figli e marito
affettuoso è una persona meravigliosa, incapace di fare del male. Dateci aiuto,
non ci abbandonate". E' giusto a
questo punto ricordare come sono andati i fatti, dal momento della denuncia e
dopo i riscontri effettuati dai Carabinieri del RIS. Nel racconto di Carmelo
Vettrice, ogni cosa è abbastanza chiara: «Antonella ha telefonato al marito
esattamente alle 12.20 del 13 agosto scorso. Quindi, a quell’ora, Renato doveva
essere vivo. Era la sua voce. Non ci sono dubbi. La sua voce, ha dichiarato ai
carabinieri Antonella non aveva la minima incrinatura. Anche alle 13.15, un’ora
dopo la prima telefonata doveva essere in vita perché il tunisino che lavorava
assieme a lui, nell’immediatezza del fatto, ha testimoniato che la macchina era
parcheggiata proprio all’ingresso dell’Azienda “Sudexotica” di Sant'Ilario. Del
resto, ha sostenuto sempre Carmelo, Renato ha firmato il foglio d’uscita alle
ore 13.00. C’è stato il tempo di lasciare l’ufficio ed avviarsi verso la
machina. Ma, 15 minuti sono tantissimi. Cosa è successo dalle 13 alle 13.15?.
Perché è tornato indietro? C’era qualcuno nell’ufficio?
Al di là dei risvolti
della storia che resta tragica, Antonella ed i figli di Renato hanno bisogno di
risposte concrete per continuare a sperare e a vivere con dignità, come hanno
sempre fatto, quando a pensare a tutto c’era Renato.
(nella foto Giovanni Vettrice, figlio di Renato durante il Convegno sulla
legalità organizzato dalla Scuola Media)
Domenico Agostini