Tutti al fianco di Nicola Lopreiato. Lo Stato si è mosso, ma questo gravissimo episodio impone risposte concrete
VIBO VALENTIA 7 gennaio 2011 – (Fnsi
Calabria) “E’ proprio strano questo nostro Paese. Si vorrebbe
imbavagliare la stampa, mettendo sotto controllo l’informazione, ma si
consente ad un detenuto di scrivere e spedire tranquillamente dal
carcere una lettera di minacce ad un giornalista «scomodo»,
semplicemente perché svolge il proprio mestiere di cronista”.
Il segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi,
componente della Giunta Esecutiva Fnsi, commenta così la gravissima
lettera di minacce che il detenuto Leone Soriano, che gli investigatori
considerano il capo dell’omonima cosca della ’ndrangheta di Filandari,
ha scritto, dal carcere di Cosenza, al giornalista Nicola Lopreiato,
capo servizio della redazione di Vibo Valentia della “Gazzetta del Sud”.
“Quando viene pubblicata qualche intercettazione o notizia ritenuta
«diffamatoria» – ricorda Carlo Parisi – redazioni e abitazioni dei
giornalisti vengono messe a soqquadro dalle forze dell’ordine. Nei
confronti dei giornalisti si stringono, insomma, le maglie dei
controlli, violando, a volte, anche i più elementari diritti in materia
di segreto professionale, mentre un detenuto può concedersi il lusso di
scrivere dal carcere lettere ad un serio e onesto giornalista, come
Nicola Lopreiato, minacciando pesantemente lui e la sua famiglia. E’
possibile e lecito?”.
Nella lettera al giornalista, il detenuto scrive: “Invece di rompere
ogni giorno con la cosca Soriano che non esiste e non è mai esistita,
pensa di più alla tua famiglia che è meglio per tutti”…“So che finirò in
tribunale anche per questa lettera, ma devi finirla di rompermi i… Mi
hai fatto passare per un morto di fame ma non lo sono. Ho vinto due
milioni di euro al gratta e vinci ma non ti dico in che banca sono”.
La lettera, composta da due pagine, contiene anche minacce nei confronti
di ex amministratori comunali di Filandari e forze dell’ordine.
Arrestato, nel novembre scorso, assieme ad altre nove persone,
nell’operazione “Ragno” condotta dai Carabinieri coordinati dalla Dda di
Catanzaro, Leone Soriano è accusato di associazione di tipo mafioso,
estorsione, danneggiamento, minaccia, incendio, detenzione e porto
abusivo di armi e di esplosivi, aggravati dalle modalità
mafiose, commessi ai danni di numerosi imprenditori ed anche di alcuni
giornalisti, in un arco temporale compreso tra il 2007 e il 2011.
Indagini, avviate nel 2010, che, il 25 novembre scorso, hanno portato
all’individuazione dei responsabili delle minacce e dei danneggiamenti
subiti da alcuni militari dell’Arma, che hanno operato nella zona.
Nell’occasione ai dieci presunti affiliati alla cosca Soriano sono
state, infatti, contestate telefonate minatorie (al giornalista Pietro
Comito, caposervizio della redazione di Vibo Valentia di “Calabria
Ora”), lettere minatorie (a Nicola Lopreiato e alla parlamentare Angela
Napoli), colpi di pistola ed auto incendiate ai carabinieri.
Il ricevimento della lettera spedita dal carcere di Cosenza è stato
denunciato da Nicola Lopreiato ai carabinieri e al prefetto di Vibo
Valentia, Luisa Latella.
Nell’esprimere piena e convinta solidarietà a Nicola Lopreiato e a tutti
i giornalisti quotidianamente impegnati a svolgere correttamente e
onestamente il proprio mestiere, Carlo Parisi, invita a fare piena luce
sul gravissimo episodio che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno,
quanto la categoria dei giornalisti sia sotto attacco da tutti i punti
di vista: dal tentativo di imbavagliarla con leggi fortemente
restrittive a quello di demolirla, smantellando l’Ordine professionale e
l’Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani. Il tutto mentre i
poteri forti e la criminalità organizzata continuano a minacciare e
condizionare l’informazione.
“Il 25 novembre scorso – ricorda Carlo Parisi – ho espresso il più
sentito ringraziamento alla magistratura ed alle forze dell’ordine che
hanno dimostrato che, quando lo Stato decide di impegnarsi seriamente, i
risultati si vedono ed i cittadini possono ricominciare ad avere
fiducia”.
Il 25 marzo 2010 al Viminale Carlo Parisi e il segretario generale della
Fnsi, Franco Siddi, hanno chiesto al capo della Polizia, Antonio
Manganelli, di “andare a fondo ai singoli episodi per dimostrare che lo
Stato c’è”.
“L’azione che ha portato a far luce sulle intimidazioni ad Antonino
Monteleone, Pietro Comito e Nicola Lopreiato, – chiosa Parisi – dimostra
che di strada ne è stata fatta, ma la stessa magistratura e le stesse
forze dell’ordine sono chiamate oggi a spiegare, senza se e senza ma,
come sia possibile continuare a minacciare e, a questo punto, forse
anche a dettare ordini, da un carcere della Repubblica Italiana”.