Bovalino, 28 ottobre 2008
Si
è spento l’11 ottobre a Bari il grande bomber della Nazionale ungherese e del
Bari Mihaly “Michele” Voros, allenatore dell’A.S. Bovalinese nel 1958 e, con una
pausa negli anni ’60, fino al 1974. Aveva 88 anni. Nato a Budapest nel 1920, era
cresciuto nella società calcistica magiara che dominò il mondo nel dopoguerra.
Fu leale avversario sul campo di Ferenc Puskas, considerato il miglior
giocatore ungherese di tutti i tempi. Passò al Bari
nel 1947 e vi rimase fino al 1953, sei anni (tre stagioni in A, una a testa in
B, C e D), con 142 presenze e 54 reti, fu leader dell’attacco e della squadra.
Nel ’53 l’addio al calcio giocato e il passaggio alla carriera di allenatore ad
Altamura, nella Puglia che non avrebbe più lasciato. Nel ’58 è a Bovalino ed
imposta una squadra che lascerà il segno nel calcio dilettantistico e
professionistico nella Locride e nella Calabria. Voros era un calciatore di
grandissimo spessore ed un uomo benvoluto e nel cuore di tutti. La generazione
nuova non l’ha conosciuto, ma ne ha sentito parlare dai genitori, dagli zii, dai
nonni, da chi ha praticato calcio. Sotto la direzione del campione magiaro si
sono affermati grandi calciatori come Peppe Cartisano, Luigi Frascà, i fratelli
Murolo, Santagàti ed altri, applicando, come ha scritto Tommaso Cavallo
“un gioco semplice, pulito, elegante, efficace;senza esagerazioni o divismi di
alcun genere, in poche parole concreto, lanci lunghi a superare l’uomo per
cercare la testa o il piede dell’attaccante pronto ad insaccare alle spalle del
portiere avversario”. La tappa più famosa fu quella del 1974. Tommaso Cavallo ce
l’ha raccontata così: “Quella notte magica arrivò alla fine di giugno del ’74.
Avere un cellulare? Era impensabile in quegli anni, le uniche notizie potemmo
averle grazie a qualcuno che chiamò da un telefono a gettoni al “Bar Zinghinì”
dov’eravamo riuniti (grandi e piccoli) in trepidante attesa – “Stiamo giocando
bene, siamo 0-0, ma l’arbitraggio ci è sfavorevole”- nessuno di noi perdeva la
speranza. I pensieri erano rivolti a quei ragazzi che stavano giocando,
confidavamo in una invenzione di Barbieri, un lancio di Sollazzo per la testa di
Arona o una punizione di Vottari… Non accadde nulla di tutto questo perché dopo
la fine della partita l’interlocutore richiamò – “Abbiamo perso 1-0” . Click…
fine del sogno!
Gli occhi di bambini, che eravamo, si velarono di lacrime, la delusione fu tanta e ritornammo mesti a casa.
Quella notte, continua Cavallo, la dea Fortuna sentendo quel fragore che animava la serata quieta di Montecatini, sollevò un lembo della benda, guardò giù e vide quei ragazzi che si contendevano il trofeo, ma abbagliata dai riflettori richiuse la benda sugli occhi e girò le spalle ai ragazzi con la maglia amaranto. La coppa prese la via che porta alla laguna di Venezia; i ragazzi di Mirano avevano vinto ma i nostri non avevano demeritato, infatti un autorevole giornale della F.I.G.C. “Calcio Dilettanti”, in prima pagina, criticava l’arbitraggio di quella notte definendolo scandaloso e osannava i nostri atleti.
Sicuramente “un Grazie”, con la “G” maiuscola sarà stato detto a tutti coloro che avevano tentato quell’impresa: l’impresa di quella notte dove non mancò il coraggio, ma la fortuna”. Condoglianze alla famiglia da parte della Dirigenza e del team calcistico della Bovalinese che ne ricorda la grande umanità e la grande classe del campione magiaro. Domenico Agostini
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